Solitamente ignorata dai turisti attratti dalle famose spiagge e dalle città della Thailandia, Surin vanta alcune delle radici più profonde della nazione, custodite in pietre sacre, fiumi tranquilli, artigianato tradizionale e un profondo legame con la terra. Le radici della provincia risalgono a oltre 2.000 anni fa. Un tempo parte dell’antico Impero Khmer, la sua storia è intrecciata con la grandiosità di Angkor. Templi e palazzi in rovina punteggiano ancora la campagna, ultimi resti di città-stato un tempo molto potenti.
Quando il regno Khmer svanì nella storia, la terra piombò nel silenzio, fino all’arrivo dei Kui nel XVIII secolo. Rinomati per il loro straordinario legame con gli elefanti, attraversarono il Mekong per stabilirsi qui. Nel 1763, il loro capo decise di trasferire la sua città in un luogo più prospero e difendibile. In segno di riconoscimento per il suo servizio e la sua lealtà, il re di Ayutthaya diede alla nuova città il suo nome: Surin.
Cosa vedere
Nel cuore di Surin si trova il Santuario del Pilar, simbolo centrale e fulcro della città, rappresenta il punto di partenza ideale per esplorare i suoi tesori. Non lontano, la maestosa statua in bronzo di Phraya Surin Phakdi scruta orgogliosa il territorio. Come tappa iniziale, vi invitiamo a visitare il Wat Burapharam, un tempio che custodisce un’antica immagine del Buddha intagliata nello stile raffinato dell’arte Khmer. Poco più a sud si trova il Wat Pa Achiang, luogo dove l’intensa connessione tra uomini ed elefanti trova espressione in una cerimonia solenne. Nel Cimitero degli Elefanti, oltre 200 di questi magnifici animali riposano sotto lapidi accuratamente scolpite a forma di foglie di palma, un omaggio al loro significativo ruolo familiare e spirituale, ben oltre quello di semplici creature. Per ammirare Surin dall’alto, è d’obbligo una visita al Parco Forestale di Phanom Sawai. Qui è possibile intraprendere escursioni verso tre vette: Phanom Phrao, dove un imponente Buddha bianco domina la sommità; Phanom Sarai, con i suoi stagni antichi abitati da tartarughe sacre; e Phanom Kron, che conserva una fedele riproduzione dell’impronta del Buddha. Dalle cime delle colline si rivela un panorama rilassante e incantevole della provincia, rendendo l’esperienza ancora più indimenticabile.
Sparse per Surin si trovano antiche reliquie in pietra della sua eredità Khmer: un mondo di dei, guerrieri e guaritori.
A Prasat Sikhoraphum, delicate sculture di Shiva, Vishnu e Apsara dominano da torri di mattoni consumati dal tempo. Costruito come tempio indù e successivamente convertito al culto buddista, riflette il flusso secolare di correnti religiose attraverso il Sud-est asiatico. Nascosti nella campagna, Prasat Phum Pon e il complesso templare di Ta Muen rivelano l’evoluzione dell’architettura khmer. Santuari silenziosi: bassorilievi di Krishna e Indra sono incorniciati da ghirlande di loto e da elefanti, collegando i miti celesti alle creature terrene che ancora oggi vagano per la zona.
Il patrimonio di Surin non si limita alle rovine, ma prospera ancora nelle mani degli artigiani. Nel villaggio di Ban Tha Sawang, i tessitori manipolano centinaia di fili di telaio per creare un luccicante broccato d’oro, un tempo riservato alle corti reali. Qui, ogni centimetro di tessuto richiede giorni di lavorazione. Nelle vicinanze, a Ban Sawai e Ban Pho Kong, la tradizionale tessitura della seta riprende motivi secolari tratti dal paesaggio. Nel villaggio di Khwao Sinarin, il ticchettio dei martelli d’argento riecheggia nei cortili. Gli artigiani modellano perle d’argento decorate in collane e cinture che coniugano design antichi con l’eleganza moderna.
Il cuore rurale
A Ban Ta Klang, gli elefanti non sono solo uno spettacolo: sono una famiglia. Per secoli, i locali si sono avventurati nelle foreste della Cambogia per catturare e addestrare elefanti selvatici, una tradizione nata da necessità e rispetto. Oggi, questo rapporto si è spostato verso la conservazione e la dignità. L’Elephant Kingdom Initiative, ispirata da Sua Maestà la Regina Sirikit, offre un vasto santuario dove oltre 170 elefanti vivono liberi, offrendo un modello di gestione etica. Anche la campagna di Surin ondeggia al ritmo silenzioso delle stagioni. Nella Satom Organic Farm, situata lungo il fiume Chi, la coltivazione del riso è più di un mezzo di sostentamento: è una vera e propria cerimonia. I visitatori possono imparare a piantare, raccogliere e produrre il vino di riso, unendosi a un ciclo che lega terra, acqua e comunità.
Per comprendere appieno Surin, è necessario visitare il suo Museo Nazionale. Qui, architravi recuperati dalle rovine Khmer, sete finemente filate e cimeli d’argento si fondono per tracciare il viaggio della provincia attraverso la natura, l’impero e la vita comunitaria. L’identità del luogo si assapora anche nei suoi piatti tradizionali: pesce di fiume adagiati su strati di erbe aromatiche e fragrante riso al gelsomino cotto a vapore in foglie di banano. Il riso, apprezzato per la sua consistenza e il suo aroma floreale, è un simbolo di orgoglio locale e di profonda tradizione. Coltivato in risaie irrigate dalla pioggia con metodi secolari, cattura lo spirito della terra. Surin si trova nel cuore della regione dell’Isaan, famosa per alcune gemme culinarie thailandesi come il Som Tam e il Laab. Ma tra i suoi tesori meno conosciuti c’è il Nam Phrik Jarua Dong, una cremosa salsa chili a base di cocco, radicata nella tradizione culinaria Khmer.




