Koh Mak

Il problema che più preoccupa chi viaggia per mari e terre a est del Golfo Persico è la plastica. Si accumula ovunque, nella campagna come nei fiumi, nei laghi come nell’Oceano Indiano, nel Golfo del Siam e nel mar Cinese. Ecco perché, da qualche anno, le coscienze più attive tra turisti occidentali ed expat residenti, puliscono ed insegnano a ripulire spiagge e boschi. Accade anche in Thailandia, dove da alcuni anni agisce l’associazione Trash Hero.

Perché Koh Mak tra le tante mete interessate dalla benefica battaglia dei volontari anti immondizia?            

In realtà Trash Hero è attiva nel Paese da alcuni anni ed ha ormai ben 25 associazioni locali tra isole, città e siti di interesse naturalistico. A Koh Mak, una piccola isola quasi al confine sud con la Cambogia, quello della raccolta di rifiuti e della pulizia del mare non è che uno degli aspetti positivi di un territorio votato allo sviluppo sostenibile; una piccola utopia felice. Non è stato sempre così: situata a sud del Parco Nazionale di Koh Chang, la piccola Koh Mak è stata per oltre un secolo simbolo di uno sfruttamento indiscriminato della natura.

Qui le originarie foreste tropicali vennero quasi spazzate via dai diboscamenti decisi all’inizio del secolo scorso, quando le società interessate dalla rivoluzione della gomma decisero di investire nella creazione di vaste piantagioni dì caucciù, che ancora oggi danno lavoro a gran parte della popolazione. Gli altri residenti lavorano nel turismo.

In effetti, negli ultimi vent’anni, la natura sembra aver ripreso il sopravvento. Qui, le cinque famiglie proprietarie dell’isola, hanno stabilito di comune accordo di limitare lo sviluppo urbanistico nonché l’utilizzo di moto d’acqua. E’ stata anche impedita la nascita di discoteche e nightclub. Cercate questo tipo di divertimenti? Koh Mak non fa per voi. Bar e locali li troverete nella vicina Koh Chang. A Koh Mak si viene per la pace dei luoghi. E in tanti la cercano anche per scoprire se davvero funziona il suo modello di turismo sostenibile.

Non che i due villaggi di Ban Laem Son (a nordest) e Ban Ao Nid (sulla costa meridionale) siano molto diversi da tanti villaggi thai, ma — sarà la suggestione del progetto ecologista — qui c’è meno immondizia. E in tanti retrobottega e giardini privati si notano enormi reti piene di lattine bottiglie di plastica (in parte frutto della raccolta differenziata, in parte delle «pulizie» effettuate ogni fine settimana dai «trash heroes») destinate ad una società che le acquista per riciclare il Pet. I proventi vanno a finanziare i progetti sociali della Trash Hero. Da qualche mese la grande raccolta di rifiuti si è estesa dalle meravigliose spiagge di Koh Mak all’ambiente sottomarino: BB Divers, il migliore dive center dell’isola, organizza ogni sabato gruppi di «spazzini subacquei» per la raccolta di rifiuti nei fondali.

In poco più di un anno di attività, circa 1900 volontari hanno aderito alla campagna di Trash Hero sull’isola di Koh Mak, raccogliendo 16 mila chili di spazzatura. Il loro effetto non è tanto quello di riempire ceste di plastiche portate dal mare, bensì quello di creare e rafforzare una coscienza collettiva che porti al rispetto costante dell’ambiente. Una coscienza che in molti Paesi asiatici, dall’Indonesia alla Birmania, alla vicina Cambogia, ancora stenta a far breccia in cattive abitudini consolidate in oltre mezzo secolo di sviluppo. Koh Mak è, con tante altre isole thai, l’eccezione che fa ben sperare.

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