Giulia Michelini

“La THAILANDIA ha un’anima delicata, proprio come me”

Bangkok è stato il suo esordio orientale. “Bella, bellissima. E poi, finalmente, un posto dove posso non sentirmi irrimediabilmente bassa. Con il mio metro e 62 in Thailandia sono quasi una stanga!”. Giulia Michelini ha l’entusiasmo della debuttante in Oriente e la simpatia straripante di chi sa ridersi addosso: “Autoironia, la chiamano. È una delle mie migliori qualità: aiuta a vivere meglio”.

Dice che forse in Thailandia non ce ne sarebbe nemmeno bisogno: “Perché qui funziona tutto in modo umano, la gente è aperta, cordiale, sorride. Ecco, la capacità di sorridere è spettacolare, anche perché non è soltanto un muovere la faccia, qui ti mettono a disposizione il cuore”.

Giulia è nata a Roma, ma la sua famiglia è originaria di Napoli: “Con le dovute differenze – dice – ho trovato un po’ di umanità napoletana catapultata dall’altra parte del mondo. Sia nei piccoli centri, nei porticcioli, come quello di Koh Lanta dove la gente traffica, vende, compra, che nelle grandi città, come Bangkok. Prendi le bancarelle del cibo, lo street food, un po’ come le arancine nostre, oppure il mercato dei fiori, un’oasi incantata dove preparano decorazioni incredibili, per i vivi e per i morti, dove tutto si mischia, colori, profumi, e la gente lavora mentre chiacchiera, mangia, si racconta i fatti propri. Bellissimo”.

Bangkok sa affascinare, e ha colpito anche Giulia: “Un mondo a parte, mi piace da morire. È smisurata, caotica, confusa, c’è un boato di gente ma ci sono anche angoli di pace e tranquillità e tutti sembrano convivere con serenità, ricchi e poveri, uniti forse da una spiritualità gigantesca, dal rispetto reciproco, dalla figura del re, così amato. Sembrano stare tutti in un’altra dimensione, assolutamente migliore di quella dell’Occidente, come se la loro esistenza qui fosse un universo di infinite possibilità. Certo, il Buddismo è una chiave d’accesso per una vita diversa dalla nostra, forse migliore, e qui ho sentito di nuovo tutta la sua forza interiore. Per un periodo mi ero avvicinata anch’io a questa religione, ma poi la mia incostanza, chiamiamola anche incoerenza, mi ha fatto smarrire di nuovo”.

Trent’anni, un figlio avuto da giovanissima, il successo televisivo – è stata la Rosy Abate della fortunata serie di Canale 5 “Squadra Antimafia” – poi il cinema, il teatro, i premi. “E pensare che tutto è cominciato per caso – racconta – una sera mentre uscivo dalla palestra, mi ferma un tizio. “Faresti un provino per un film?”. “Perché no?”. Era Muccino, il regista. Per quel film mi hanno scartata, era <L’ultimo bacio>, ma poi mi hanno chiamata per altre cose”.

Da allora non si è più fermata. Perché le riconoscono una grande sensibilità professionale, la capacità di saper davvero sentire il personaggio da interpretare.

“Sai qual è la verità? Ho un’anima delicata e reattiva. Proprio qui in Thailandia ne ho avuto l’ennesima prova. Eravamo a Koh Lanta, un posto stupendo, mare fantastico, spiagge meravigliose. Il cielo si incupisce all’improvviso, come capita a queste latitudini. E piove. Io mi siedo sul letto, le gambe rannicchiate verso il petto, le stringo con le braccia, guardo il mare. E piango, piango disperatamente. Era tutto talmente bello da farmi stare male, e pensavo che forse non meritiamo questo mondo così meraviglioso, che lo stiamo trattando senza rispetto e non ascoltiamo come dovremmo una natura che urla la sua disperazione. Poi la pioggia è finita, il sole è tornato, ho smesso di piangere”.

E sei andata a fare il bagno.

“Già, anche se è divertente farlo pure con la pioggia. Mi piacciono i Tropici quando piove, mi diverto a camminare e ballare fra i goccioloni. Ma adoro anche quel caldo umido, che a molti dà fastidio: mi fa sentire abbracciata, quasi protetta. E poi c’è un’altra cosa che mi piace da morire e che in questo viaggio thailandese ho potuto fare sempre, quasi sempre, tranne che a Bangkok: girare scalza. Non c’è maggiore sensazione di libertà che camminare a piedi nudi, sentire la terra sotto di te, eliminare ogni barriera che può separare dalla natura, scarpe comprese. È un modo anche per migliorare il rapporto con se stessi, oltre che con gli altri e con gli animali”.

È già diventata leggenda la storia del tuo rapporto con le scimmie di Ko Lanta.

“Ce ne sono tante, simpatiche, amichevoli. Sì, qualcuna è un po’ più prepotente, ma se la fai ragionare tutto si sistema”.

Ovvero?

“Bhè una sera ce n’era una che mi bloccava la strada, era proprio davanti a me, ovunque cercassi di passare mi si parava davanti”.

Spaventata?

“Io no, non so la scimmia. Comunque le ho parlato, l’ho guardata negli occhi, lei mi ha ascoltato e poi se ne è andata, lasciandomi proseguire. Semplice, no?”.

Se lo dici tu.

“La natura è amica, in ogni sua manifestazione. C’è anche una filosofia, il barefoot, che incoraggia a vivere a piedi nudi per sviluppare meglio il contatto con il mondo che ci circonda: pensa come sarebbe drammatico indossare sempre i guanti”.

Ci sono donne che li portano, in Oriente, per evitare di abbronzarsi: ritengono che la pelle candida sia uno strumento di seduzione.

“Culture diverse. Noi inseguiamo l’abbronzatura, anche a me piace, starei ore al mare. E poi, con questo mare. Da Kho Lanta siamo andati in un’isola che sembra inventata per quanto è bella, si chiama Ko Ha. “Lasciatemi qui” ho detto a Sandro Botticelli che mi accompagnava, con il fotografo Riccaro Ghilardi e il mio agente e amico Valeriano Colucci <Non portatemi più via> li ho scongiurati. Che posto! C’eravamo noi, due cani pacifici e simpatici, un tronco, la sabbia e il mare”.

I tuoi ammiratori ti descrivono come la versione compatta di una ragazza sexy.

“Tutto è relativo. Sempre grata per i complimenti, ma non sono certo una bombastica. E non sono affatto esuberante, anzi, tendo a evitare gli eccessi. Anche con i colori, che pure amo, ho qualche difficoltà, i miei costumi sono neri, mai sgargianti: rosa e fucsia, per esempio, mi creano imbarazzo”.

E con il cibo thailandese, come va?

“Ero preoccupata, perché sapevo che avrei trovato pietanze molto piccanti. E invece è fantastico, mi bruciava ovunque, dalla lingua alla gola allo stomaco, ma insistevo perché è buonissimo. I profumi, le spezie, i colori. Sai che c’è? A questa Thailandia non sono riuscita a trovare manco un difetto.

Incredibile, ma vero”.

Corrado Ruggeri

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